Dottor FAG.
Ricordo ancora il mio primo giorno di lezione all'università, quando presi posto nell'auditorium con la penna nuova ed il quadernone a righe immacolato. Custodivo gelosamente nella borsa tante insicurezze e tanti sogni che non osavo nemmeno sbirciare. Ricordo le prime conoscenze, la prima volta che incrociai gli occhioni scuri di Manuela e me ne innamorai, le sveglie all'alba per non perdere il treno. Ricordo quando arrivavo all'università circondato da bellissime ragazze, le mie amiche di viaggio, e gli sguardi invidiosi dei pochi maschietti del mio corso. Ricordo i caffè, le sigarette durante le pause, gli sbadigli durante certe lezioni che sembravano non terminare mai. Ricordo il primo esame sostenuto, il primo esame rinviato, il primo esame andato male. E ricordo la mia immagine riflessa nello specchio del bagno, ieri mattina, nel mio completo grigio, nella mia camicia coi gemelli, nel mio sguardo che svela e cela a suo piacimento. E' stato tutto perfetto ieri. Se avessi immaginato la mia laurea - cosa che mi sono sempre imposto di non fare - l'avrei immaginata proprio così. Io tranquillo, tranquillissimo, fino a pochi secondi prima di dovermi alzare. Poi la scarica di adrenalina, forte come un'esplosione primaverile di colori e profumi. Il mio relatore che presenta la mia ricerca con tutti gli onori ed una punta di orgoglio nella voce. Io che prendo il microfono e la mano non trema. Io che inizio a parlare e la mia voce è forte e chiara. Eccomi lì, presuntuosamente e sfacciatamente figo, padrone di me stesso e delle mie emozioni, un dio sceso in terra. Il correlatore, nonché presidente della commissione, pende dalle mie labbra, mentre il mio professore annuisce compiaciuto. Io vado avanti, senza esitazioni, fino a quando il presidente mi interrompe soddisfatto ed io invece pretendo di aggiungere un'ultima cosa. Sono un folle esibizionista. Nessuna domanda, nessuna obiezione, nessun chiarimento. Solo una battuta del mio relatore al secondo tentativo del presidente di interrompermi: "Se non lo fermiamo, lui continua senza problemi". Sorrido e restituisco il microfono. Un successo. Vado fuori, seguito dal mio piccolo perfetto clan che mi sommerge di baci e abbracci e foto. Poi la proclamazione, in piedi tra gli altri candidati, davanti alla commissione. Il presidente ripete la formula di rito per poi passare alle singole votazioni. Sento il mio nome, faccio al volo il calcolo e mi rendo conto di aver ricevuto il massimo di punti per la tesi. Guardo d'istinto il mio professore e lui guarda me in quello stesso momento. Mi sorride. E mentre, lontano anni luce da me, il presidente continua a parlare, apro la mia borsa ma la trovo vuota. Le insicurezze sono sparite ed i sogni li tengo stretti nella mia mano.
N.B.
Le foto nei prossimi giorni, promesso.